Tipi da ritiro: viaggio nel microcosmo dei ritiri precampionato

Se per molti luglio è il mese del “rompete le righe”, per il mondo del pallone è invece quello del “serrate i ranghi”. I giocatori rientrano, volenti o nolenti, dalle vacanze sfoggiando abbronzature invidiabili e fisici più o meno tonici, frutto di settimane di sacrifici tra il Salento e Formentera, per mettere benzina nelle gambe e, ahi loro, non più mojito e caipirinha in pancia. Ad attenderli impazienti, allenatori meticolosi e preparatori assatanati pronti a trasformarsi in sherpa himalayani. Le emittenti sportive schierate in prima linea con i loro inviati smaniano di raccogliere le parole di mister e giocatori e carpire voci e spifferi che trapelano dallo spogliatoio.

Per permettere ai giocatori di rimettersi in moto senza incappare nell’afa cittadina, le società hanno eletto ormai da tempo le montagne come sede per la prima parte della preparazione e, negli anni, gli spalti dei ritiri sono andati sempre più popolandosi. Al fianco di tifosi venuti da tutta Italia per seguire le prime sgambate dei loro beniamini, mogli e compagne mostrano lo stesso entusiasmo di Raiola a una cena a base di tofu e tra loro ripensano con amarezza alla proposta ricevuta qualche mese prima: “Cara, quest’anno ti porto in vacanza in montagna, così stiamo al fresco e ci rilassiamo”.

Il mondo dei ritiri è quindi un microcosmo ordinato dove convivono antico e moderno, come dimostrato da Sarri che con una mano beve la moka in campo mentre con l’altra guida il drone, e dove ognuno ha un ruolo ben preciso da recitare. Proprio per questo, in ogni ritiro che si rispetti, non possono mancare alcune tipologie di calciatori che vale certamente la pena conoscere meglio.

IL PROFESSIONISTA MODELLO: categoria rara, ormai in via di estinzione, rappresenta l’orgoglio di ogni allenatore. Il professionista modello è il primo a presentarsi in campo al mattino e l’ultimo ad abbandonarlo la sera. Affronta energico la parte aerobica e si applica attento nelle esercitazioni tattiche. Per lui i giri di campo sono linfa vitale e le ripetute in montagna una ragione di vita. Lo contraddistinguono umiltà e abnegazione. Colui che ha incarnato alla perfezione questo ruolo è stato certamente Javier Zanetti. In venti anni di onorata carriera, Pupi si è sbattuto e battuto affrontando ogni allenamento con il sorriso, senza disdegnare una bella corsetta in spiaggia neanche il giorno del suo matrimonio. Professionista fuori e dentro al campo, non ha mai perso occasione di fermarsi al termine delle sedute di allenamento per provare e riprovare cross e varie soluzioni tattiche. In questi giorni abbiamo invece visto fermarsi a lungo al termine degli allenamenti a Dimaro l’azzurro Faouzi Ghoulam che ha dichiarato di voler affinare il suo destro. L’impegno dell’algerino è indubbiamente apprezzabile ma, quanto agli esiti, potremmo citare il titolo del film di un celebre regista napoletano e affermare “Si accettano miracoli”.

IL PIGRO: agli antipodi della prima categoria si colloca il pigro che affronta indolente e timoroso ogni sessione atletica. I gradoni zemaniani sono il suo peggiore incubo e la parola sacrificio non rientra nel suo vocabolario. Ma il pigro, da vero artista della procrastinazione, è anche un creativo nell’accampare scuse o elaborare stratagemmi per preservare il proprio corpo dalla fatica: durante le corsette si nasconde dietro la panchina per saltare un giro di campo e nelle sessioni di addominali e flessioni si sdraia a terra una volta certo di non essere visto dal mister e dal suo staff. Il simbolo di questa categoria è certamente Antonio Cassano. Fantantonio rappresenta infatti il connubio perfetto tra tecnica sopraffina e impegno ai minimi termini. Oltre al carattere fumantino, la spiccata indolenza ha infatti prima bloccato l’ascesa del fu ragazzo di Bari Vecchia, che agli albori della carriera sembrava poter essere inarrestabile, e ha finito poi per accompagnarlo a un addio dal calcio giocato, fragoroso per la serie di finte e controfinte che l’hanno caratterizzato, ma non di certo sorprendente.  Talento innato, ma soprattutto caso disperato.

IL DISTRATTO: estate nel mondo del calcio è soprattutto sinonimo di calciomercato, le cui voci irrompono impetuose nei ritiri delle formazioni, incrinando gli equilibri  faticosamente creati e influenzando inevitabilmente comportamenti e scelte di questo o di quel giocatore. I promessi sposi a nuove squadre fanno di tutto per non presentarsi in ritiro o se, loro malgrado, vi si trovano già, non perdono occasione per mostrare il loro malcontento, in alcuni casi ricorrendo anche a vere e proprie fughe come Kalinic, che una volta terminato il repertorio di scuse a sua disposizione ha dovuto ammettere candidamente di volersene andare da Firenze. La gastroenterite acuta del neoacquisto bianconero Bernardeschi o il mal di denti del partente Perisic sono solo alcuni degli ultimi casi in ordine di tempo che ben illustrano le numerose forme in cui può declinarsi un mal di pancia estivo da mercato. Alcuni giocatori invece flirtano con altre squadre con dichiarazioni ammiccanti o facendo scendere in campo puntuali i loro procuratori pronti a impegnarsi in veri e propri braccio di ferro con le società per far liberare i loro assistiti o accordare loro condizioni contrattuali più vantaggiose, come nel caso di Nainggolan. Tanto si sa: le bandiere, come le mezze stagioni, non esistono più.

LA GIOVANE PROMESSA: all’inizio del ritiro precampionato le formazioni si trovano quasi sempre orfane dei big impegnati con le rispettive nazionali o alle prese con gli ultimi strascichi delle vacanze e per questo vengono aggregati al gruppo numerosi ragazzi provenienti dalla Primavera. Questi giovani di belle speranze fin dai primi giorni del ritiro ce la mettono tutta per mettersi in mostra e magari giocare uno scampolo di amichevole. Lo scotto da pagare per questa esuberanza è, però, rappresentato dalle vessazioni subite da compagni e mister dentro e fuori dagli spogliatoi, dove accampando il pretesto del “Dovete farvi le ossa” viene chiesto loro di sostituirsi regolarmente a magazzinieri e altri membri dello staff per raccogliere i palloni, riempire le borracce o portare le borse. Alla base di questo nonnismo si nasconde però un atteggiamento lungimirante e profondamente umanitario: in questo modo infatti anche coloro che non riusciranno a sfondare nel dorato mondo del calcio, grazie alle esperienze vissute in ritiro potranno comunque dire di avere imparato un mestiere.

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