Ecco perché la prossima stagione NBA potrebbe essere la più importante di sempre

Immaginatevi un campionato dove gli atleti siano incoraggiati a esprimere la propria opinione contro l’ingiustizia sociale. Immaginatevi un campionato che non tratti l’attivismo come una minaccia, dipingendo le richiesti di cambiamento come superficiali campagne d’immagine, con la speranza di placare fan e inserzionisti. Immaginatevi un campionato che sia aperto al dialogo, anche se difficile, invece di uno dove ci si coprano gli occhi e si speri che il momento imbarazzante sparisca da solo.

Se l’NFL tergiversa di fronte alle dimostrazioni dei propri giocatori, l’NBA è aperta al dialogo. Nelle ultime tre settimane, il commissario dell’NFL Roger Goodell ha girato intorno alla risposta appropriata al silenzioso grido per l’uguaglianza razziale dei suoi giocatori. Mentre molte delle star dell’NFL continuano a scendere in ginocchio durante l’inno nazionale, attirando quasi quotidianamente l’ira del presidente Trump, Goodell sta ancora cercando una soluzione che possa far scomparire il bagno di sangue mediatico. Sembra però che più l’NFL faccia finta di ascoltare i propri giocatori, più le critiche s’inaspriscano su ogni fronte.

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L’NBA del commissario Adam Silver invece non s’impantana nella controversia sull’espressione dei giocatori, accettando le grida di dissenso all’interno delle proprie fila, composte per il 74% da giocatori afroamericani, un numero molto simile al 70% registrato nell’NFL. Nelle passate stagioni l’NBA ha permesso ai giocatori di indossare magliette per attirare l’attenzione verso la brutalità della polizia o per celebrare l’eredità lasciata alla comunità afroamericana da Martin Luther King.

Mentre l’NFL sta avendo problemi a gestire l’attivismo dei propri giocatori, l’NBA sta per iniziare quella che forse sarà la sua stagione più importante, dove le azioni fuori dal campo conteranno di più di quelle fatte in partita.

All’inizio del mese scorso l’NBA ha dato ai propri giocatori carta bianca per quanto riguarda le proteste nei confronti delle ingiustizie. Come riporta ESPN, i direttori esecutivi dell’associazione giocatori NBA Silver e Michele Roberts hanno inviato una lettera a tutti i giocatori invitandoli a far sentire la propria voce.

“Nessuno vive circondato dal vuoto,” si legge nella lettera, “le problematiche chiave che affliggono la nostra società ci toccano da vicino. Fortunatamente, non solo siete i migliori cestisti al mondo ma avete anche l’opportunità di fare la differenza. Vogliamo che sappiate che l’Associazione Giocatori e il Campionato saranno sempre a vostra disposizione per aiutarvi a trovare la maniera migliore per dare il vostro contributo.”

Questa lettera rappresenta un segnale forte, che dimostra come l’NBA spera non solo che i propri giocatori si esprimano contro la disuguaglianza razziale, ma che le loro proteste si ergano come una voce sola. Molti giocatori dell’NBA hanno già fatto sentire la propria voce: il tutto è reso più semplice in quanto molti giocatori di spicco esprimono le proprie preoccupazioni per ciò che succede nelle loro comunità e vogliono affrontare argomenti scomodi.

Sebbene in passato alcune star avessero già parlato di tematiche sociali, come Kareem Abdul-Jabbar, troppi erano sembrati più interessati a proteggere l’immagine che si stavano creando. Non siamo sicuri che Michael Jordan, mentre ancora militava nell’NBA, abbia veramente commentato che “anche i Repubblicani comprano scarpe”, rifiutandosi di sostenere pubblicamente un candidato al Senato di colore contro il razzista Jesse Helms nelle elezioni nel suo stato natale della Carolina del Nord. Questo commento però sembrava descrivere perfettamente il pensiero di molti atleti fino a poco tempo fa. La principale responsabilità di Jordan era di proteggere il proprio sponsor, la Nike, e di non mettere in subbuglio potenziali clienti.

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Quell’NBA non esiste più. Jordan, ora proprietario dei Charlotte Hornets, ha rilasciato l’anno scorso una dichiarazione affermando di “non poter più rimanere in silenzio” di fronte alle morti afroamericane per mano della polizia. In qualsiasi altro momento un commento del genere da parte di una stella dell’NBA, o addirittura di un proprietario, sarebbe stato considerato a dir poco scioccante, ma LeBron James, il Michael Jordan di quest’epoca, ha già più volte detto la sua per quanto riguarda tematiche razziali.

In una recente intervista rilasciata a GQ, LeBron ha parlato di Muhammad Ali: “Ali è stato qualcosa di molto più grande di Ali stesso. Ha voluto portare nel mondo un cambiamento che gli sarebbe sopravvissuto”. James ha inoltre attaccato Trump, che “non porta nulla di positivo con sé,” e ha affermato che le sue proteste sono motivate dalla consapevolezza di avere “un obiettivo più nobile”.

“Non lo faccio per ricevere lodi o per apparire in articoli, lo faccio perché è mia responsabilità.”

Se questi commenti vengono fatti dal miglior giocatore dell’NBA, assieme al miglior giocatore di sempre ed ora proprietario di club, e se il commissario sta chiedendo ai giocatori di fare questi commenti, viene da sé che i giocatori si sentiranno liberi di esprimere la propria opinione. Per questo, la prossima stagione potrebbe essere la più socialmente impegnata di qualsiasi altro campionato di tutta la storia sportiva americana. Tra qualche anno forse considereremo il campionato 2017-2018 come quello dove gli atleti professionisti hanno finalmente trovato la propria voce politica.

Mentre l’NFL cerca di districarsi in un campo minato, sperando che Donald Trump arrivi alla carica per mettere fine al massacro in un modo o nell’altro, l’NBA sta quasi sfidando il presidente a sferrare il primo colpo contro i propri giocatori. Per il momento Trump non si è sbilanciato, forse perché sa che non può esserci vittoria contro un campionato così fermo nelle proprie convinzioni. A differenza dell’NFL, dove si continua con un agonizzante atteggiamento di “no comment” che allontana tifosi repubblicani e democratici, l’NBA sembra capire che, affinché i propri giocatori risultino personaggi veri, devono essere sé stessi.

A volte essere consapevoli di ciò che sta accadendo intorno a noi è più importante di far felici gli sponsor.

Traduzione: Lara Fasoli

Fonte

 

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