Il burlone è diventato campione del mondo (seconda parte)

Un velocista con caratteristiche da scalatore

A differenza che in altri sport come il tennis, nel ciclismo su strada è più difficile decidere chi sia davvero il miglior atleta. I requisiti richiesti agli specialisti delle grandi corse a tappe da una parte e ai corridori da classiche dall’altra sono molto diversi. Il più delle volte sono i primi a godere dell’attenzione mediatica; è il caso al momento di Christopher Froome, quattro volte vincitore del Tour de France. Ma se mai nel gruppo si dovesse eleggere il miglior corridore al mondo al giorno d’oggi, Sagan avrebbe ottime possibilità di vincere.

Nato a Zilina e attualmente residente nel principato di Monaco, lo slovacco si presenta come un corridore estremamente eclettico. Al Tour ha già vinto per cinque volte la maglia verde di miglior velocista ma, sebbene sia uno sprinter, riesce a superare egregiamente anche le salite più impegnative. Se la cava molto bene pure  nelle difficili classiche di un giorno come il Giro delle Fiandre o la Parigi-Roubaix, come dimostrano i suoi numerosi piazzamenti tra i primi sei negli ultimi anni. La sua spericolata tecnica di guida, sviluppata in gioventù con la mountain bike, lo rende un discesista di primissimo livello. Allo stesso tempo Sagan ha solo 27 anni e alcuni ritengono che, se lo volesse, potrebbe trasformarsi in un corridore da grandi corse a tappe. In ogni caso ha ancora molti progetti e a Bergen ha chiesto: “volete forse che smetta di gareggiare?”

“Chi  si dopa oggi è stupido”

Sagan, che è da poco diventato padre, è anche molto bravo a mettersi in scena nel complicato mondo del ciclismo. Sui social si presenta in modo positivo e veste regolarmente i panni del simpatico burlone. Sagan è senza dubbio il manager di se stesso e rifiuta il ruolo di portavoce della propria generazione. Sulla problematica sempre attuale del doping gli vengono in mente soltanto frasi del tipo: “chi si dopa oggi è stupido”. E questo sebbene le falle del sistema anti-doping siano palesi e il numero ufficiale di sportivi trovati positivi e i dati risultanti da indagini anonime siano molto divergenti.

Nella sua formazione, la Bora-hansgrohe con sede a Raubling in Alta Baviera, sono sicuramente tutti felici che Sagan e il suo entourage siano entrati a far parte della squadra lo scorso inverno. A caro prezzo, ovvio: si parla di quattro milioni di euro all’anno, ma il team non indica nessuna cifra. In ogni caso i responsabili lasciano intendere che l’investimento sia stato ripagato.

La stagione di Peter Sagan ha avuto due facce. Le classiche di primavera sono andate piuttosto bene, ma in realtà Sagan si sarebbe aspettato qualcosa in più rispetto al secondo posto alla Milano-Sanremo  e ai piazzamenti fuori dai primi venti alla Roubaix e al Fiandre. Ma è stata soprattutto la sua avventura al Tour de France a concludersi con un buco nell’acqua. Gli organizzatori lo hanno escluso dopo la quarta tappa, perché la sua presunta manovra scorretta avrebbe causato la caduta del rivale Mark Cavendish. Le proteste contro tale esclusione sono rimaste inascoltate e il caso viene tutt’ora analizzato dal Tribunale Arbitrale dello Sport.

È per questo che l’obbiettivo della sesta maglia verde è sfumato, ma tutta la vicenda ha forse gettato le basi per il tanto acclamato terzo titolo mondiale. “Non sempre tutto il male viene per nuocere”, ha dichiarato Sagan.

 

Fonti

Traduzione: Mattia Brizzi

Titolo originale dell’articolo: Der Clown vom Dienst ist Weltmeister

Giornale: Süddeutsche Zeitung

Link all’articolo originale: http://www.sueddeutsche.de/sport/radsport-der-clown-vom-dienst-ist-weltmeister-1.3682694

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