I discesisti, mix mozzafiato di spregiudicatezza, fisico e tecnica_ Tributo a Christof Innerhofer

Il Lauberhorn non è tanto una grande classica dello sci alpino quanto semmai un Derby di Epsom.

È un uccello? È un aereo? No, è Christof Innerhofer… Uomo e supereroe, certamente troppo vicino al sole perfino quando vola sul ghiaccio e membro di una razza indomita e irrequieta che oggi affronta una delle sfide sportive più impegnative al mondo: la grande classica della discesa sul Lauberhorn a Wengen, in Svizzera.

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La leggendaria pista del Lauberhorn a Wengen

Magari per voi non significa nulla, essendo abituati al massimo alla brina che spande la sua fragile ragnatela sulle pianure fangose della nostra isola (l’autore britannico si rivolge ai suoi connazionali, ndt). In tutta Europa, tuttavia, milioni di “montanari” venerano uomini le cui gesta, sotto il malevolo sguardo del Ragno Bianco (soprannome della montagna delle Alpi svizzere, da cui parte la gara di sci in questione, ndt.), fanno sembrare a confronto il fantino Tony McCoy il capitano di una squadra di bocce. Il Lauberhorn non è tanto una grande classica dello sci alpino, quanto semmai un Derby di Epsom. Ha una grande storia alle spalle e inoltre, proprio come la famosa corsa inglese di cavalli, richiede velocità e resistenza fisica. Infatti, gli sciatori che vengono sputati giù dalle scoscese fauci della stretta Hundschopf e si gettano poi a capofitto sulla sinuosa Alpweg, possono arrivare a rompere il muro dei 160km/h giù per la Hannegschuss – tre quarti di percorso della più lunga pista del circuito. Non è quindi una sorpresa se molti di loro, dopo essere stati sballottati nella spirale di curve del tratto finale sulla S-Ziel, cadano stremati, anche se riescono a tagliare indenni il traguardo.

Innerhofer ha vinto qui tre anni fa e sembra pronto a ripetersi. Nell’ultima gara, a Santa Caterina Valfurva, l’atleta azzurro ha adottato una strategia di gara tutta votata all’attacco con linee talmente aggressive che l’hanno portato a urtare una delle prime porte del percorso e a trascinare via con sé la relativa bandierina e uno dei paletti di supporto, rimasti incredibilmente impigliati nella sua pettorina. Pur correndo con la maschera piegata sul naso sanguinante, non si è scrollato di dosso il paletto per oltre 30 secondi e ha così portato a termine il percorso con la bandierina che gli sventolava sulle spalle. Eppure solo tre uomini sono stati in quell’occasione più veloci di questo paladino con il suo speciale mantello, rimasto fuori dal podio per soli 7 centesimi di secondo.

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Nonostante la disavventura del paletto, Innerhofer è riuscito a chiudere quarto a S.Caterina nel 2015

Alla faccia di chi sostiene che simili margini infinitesimali debbano necessariamente riflettere variazioni ugualmente minime in termini di scorrevolezza, aerodinamica e dieta. La prestazione di Innerhofer suggerisce invece che tutto dipenda piuttosto da qualcosa di più basilare e incerto. Apparentemente verrebbe da dire che l’atleta più rapido è quello che si getta giù per la lunga lastra di ghiaccio con la minima inibizione. In realtà quello è l’atleta che finirà all’ospedale. Quello che si rivela invece necessario è un solido perno di istinto tra la spregiudicatezza, il fisico e la tecnica. La disavventura di Innerhofer con la porta fornisce curiosamente un’espressione letterale al dilemma: devi spingerti fino ai limiti estremi della disciplina.

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Innerhofer negli anni ci ha abituati a grandi numeri sugli sci…

A Santa Caterina, la parte alta del percorso era immersa in immensi coni di ombra blu, tanto che gli sciatori riuscivano a stento a scorgerne le ondulazioni, appiattite e indurite dall’arrivo tardivo dell’inverno.  Lanciandosi goffamente giù per i vari piani e le buche ghiacciate, gli sciatori per una volta non mostravano nessun’altro intento se non quello di rimanere in piedi. Ed entrambi gli atleti che precedevano Innerhofer, terzo al cancelletto di partenza, non sono riusciti neppure a centrare questo obiettivo minimo. Il finanziere di Gais avrebbe probabilmente vinto se non fosse stato infastidito da un paletto arancione alto quasi 2 metri, ma il fatto che nonostante ciò ci si arrivato così vicino dimostra quanto valga in tali circostanze la politica del rischio calcolato che divide “the best from the rest”, ovvero i veri campioni dal resto degli atleti. Rischio e controllo si incontrano lungo la punta dello sci, come nella seghettatura di un coltello. Se la bilancia non è in perfetto equilibrio e pende da una parte ti fa perdere la gara, mentre se pende dall’altra potrebbe perfino farti perdere la vita. […]

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L’esultanza del finanziere di Gais dopo il bronzo olimpico della supercombinata di Sochi (Russia). Nella stessa rassegna iridata conquisterà anche un argento nella discesa libera.

 

Fonti

Traduzione: Andrea Palazzeschi

Titolo: Downhill skiers mix mental abandon and physical precision in breathtaking fashion

Giornale: The Independent (UK)

Autore: Chris McGrath

Data di pubblicazione: 15 gennaio 2016

Link all’articolo: http://www.independent.co.uk/sport/general/others/downhill-skiers-mix-mental-abandon-and-physical-precision-in-breathtaking-fashion-a6815481.html

Nota: La redazione di PalaSport ringrazia l’atleta Christof Innerhofer per la grandissima disponibilità dimostrata e per il video realizzato per i nostri canali social ufficiali.

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