L’undici tipo dei calciatori ritiratisi nel 2017

Benoît Cheyrou, Jussiê, Thomas Kahlenberg, Rickie Lambert, Franck Béria, Yakubu Aiyegbeni, Gueida Fofana, Lionel Mathis, Pantxi Sirieix, Nicolas Seube…Sono tanti ad aver appeso gli scarpini al chiodo nell’anno appena trascorso. Ecco la formazione dei migliori undici (annesse riserve).

Formazione calciatori ritiratisi nel 2017

Portiere

Tano Zunino (Tango FC, 82 anni) : Non lo conoscete? Sappiate che Zunino è andato in pensione nel gennaio 2017 dopo 70 anni di carriera, alla veneranda età di 83 anni, e che si era già ritirato nel 1960 per riuscire ad andare al cinema in santa pace con la moglie. Ma il richiamo del campo era troppo forte e Tano è così tornato a indossare i suoi guanti senza mai pentirsi di questa scelta. Peccato soltanto per le cinque pere subite durante la partita di addio.

Difensori

Philipp Lahm (Bayern Monaco, 34 anni) : Una Coppa del mondo, una Champions League, otto Bundesliga. È il palmarès di Lahm, conosciuto anche e soprattutto come il terzino destro più elegante degli anni 2000. Capace di distribuire palloni al bacio ai compagni di attacco, impenetrabile dietro, dove compensa la bassa statura (1,70 m) con il senso della posizione, e unico nella sua cattiveria agonistica che lo rende sempre pronto a ringhiare su ogni avversario. Lahm è stato semplicemente uno dei migliori, se non il migliore, nel suo ruolo.

Martín Demichelis (Malaga, 37 anni) : E va bene, Martín è sempre stato lento, soprattutto nelle ultime stagioni. Si parla in ogni caso di uno che ha indossato le maglie di Bayern Monaco e Atlético Madrid nonché del Manchester City. Così giusto per ricordarlo. Per non parlare dell’invidiabile palmarès e delle presenze con la nazionale argentina (più di 50 tra il 2003 e il 2016). Ecco perché si stramerita un posto tra i centrali di questa formazione. Fine della storia.

Joan Capdevila (Santa Coloma, 39 anni) : Non ha ricevuto gli elogi né l’addio che meritava, ma Capdevila se ne frega. A lui piace vivere all’ombra degli altri, e ciò non gli ha comunque impedito di arrivare al vertice dimostrandosi sempre all’altezza dei migliori. Colui che ha vinto tutto con la Roja è arrivato anche a tanto così dallo scudetto in Spagna. Non con il Barcellona o il Real Madrid, ma con Deportivo La Coruña (secondo posto nel 2001 e 2002) e Villareal (sempre secondo, nel 2008). Delle epopee che gli si addicono, dopo tutto.

Maxwell (PSG, 36 anni) : Quando vinse la Coppa del Brasile con il Cruzeiro nel 2000, Maxwell non poteva immaginare che avrebbe conquistato altri 34 trofei nel corso della sua carriera, che l’ha visto peregrinare dall’Ajax all’Inter, da Barcellona a Parigi. Spesso non si è visto riconosciuto il giusto valore, ma il brasiliano poliglotta dall’eleganza naturale non è soltanto un talismano. Inutile dire che i tifosi parigini vorrebbero che il migliore amico di Zlatan ricominciasse a giocare a gennaio e si riprendesse il lato sinistro del campo. Un vero terzino moderno, in grado di bloccare la corsia sinistra, effettuare tiri millimetrici e segnare gol da antologia.

Centrocampisti

Kaká (Orlando City, 35 anni) : Com’era il mondo del calcio prima di Cristiano Ronaldo e Lionel Messi? La punta di diamante era Kaká, ultimo giocatore ad aver vinto il Pallone d’oro prima dell’inizio dell’egemonia dei due colossi. Correva l’anno 2007. Campione del mondo nel 2002, elimina quasi da solo il Manchester United di Ronaldo in semifinale di Champions League qualche giorno prima di sollevare la coppa dalle grandi orecchie. Il suo passaggio al Real Madrid non è stato un successone, è vero, ma soltanto per i suoi anni al Milan, Kaká, con i suoi passaggi sul breve, la visione di gioco e i passaggi chirurgici si è meritato un posto nella storia di questo sport.

Andrea Pirlo (New York City, 38 anni) : E che dire di Pirlo? Vogliamo parlare dei suoi anni al Milan, dove ha vinto due Champions League nel ruolo di playmaker dei rossoneri con Gattuso e Ambrosini a mo’ di guardie del corpo? O la seconda giovinezza alla Juventus con la marcia sull’Italia a suon di lanci lunghi millimetrici? I Mondiali del 2006, dove realizza il suo rigore in finale mantenendo un gran sangue freddo? La chioma fluente? Basta dire che Andrea Pirlo è stato il numero 6 più elegante che l’Italia (o il mondo intero) abbia mai conosciuto.

Xabi Alonso (Bayern Monaco, 36 anni) : La prova vivente che si può vagabondare di squadra in squadra senza venire considerato un mercenario. Il campione del mondo spagnolo è riuscito nell’impresa di diventare una leggenda di tutti e quattro i club da cui è passato (Real Sociedad, Bayern Monaco, Liverpool, Real Madrid). Difficile non innamorarsi di un centrocampista dalla classe senza precedenti e dal piede vellutato come il suo.

Frank Lampard (svincolato, 39 anni) : Il 2 febbraio scorso un monumento del calcio ha lasciato per sempre il rettangolo verde. Uno di quelli che nascono ogni cent’anni, che hanno segnato la propria epoca senza perdersi nel calcio del business e che hanno saputo fare amare il pallone a tutti. Il grande Francky, meno mediatico di Steven Gerrard ma altrettanto determinante, ha commesso un solo errore: quello di difendere i colori del Manchester City da fedelissimo del Chelsea. Difficilmente perdonabile.

Attaccanti

Francesco Totti (Roma, 41 anni) : È finita anche per lui. L’opera è stata ultimata, conclusa definitivamente. Dopo un’intera carriera con la maglia di una sola squadra, Totti non ha detto addio per sempre alla sua Roma, diventandone uno dei dirigenti, ma nessuno vedrà più il miglior goleador della Lupa calzare gli scarpini per una gara ufficiale. La storia si sarebbe potuta concludere meglio? Può essere. Ma il signore in questione vanta 786 partite, e pochi hanno fatto meglio di lui. Sotto a chi tocca.

Dirk Kuyt (Feyenoord, 37 anni) : Centravanti, ala, mediano, terzino… Kuyt ha provato così tanti ruoli diversi, e con successo, che non pensavamo avrebbe smesso prima di aver giocato anche in porta. Alla fine, l’olandese ha preferito non esagerare e ha scelto di chiudere la carriera in bellezza (34 presenze da titolare nella stagione 2016-2017). Nonostante lo stile non del tutto elegante, Dirk lascia ricordi meravigliosi a chiunque si sia interessato almeno in parte al pallone. Lasciandoci alla fine col dubbio se il buon Kuyt fosse davvero alla frutta.

Riserve

Joey Barton (Burnley, 35 anni) : Alcuni saranno lieti del fatto che i bambini non assisteranno più alle gesta del bad boy, altri rimpiangeranno il suo atteggiamento singolare. In ogni caso, Barton verrà sempre ricordato a tinte chiaroscure. E visto che nella sua carriera non sono mai mancati i colpi di scena, l’inglese ha salutato dopo essere stato sospeso per aver effettuato più di 1200 scommesse sportive. La cosa non ci sorprende affatto.

Zé Roberto (Palmeiras, 43 anni) : Una carriera XXL per un giocatore fuori dal comune che si è congedato dal calcio giocato con un discorso da brividi.

Kim Källström (Djurgårdens IF, 35 anni) : 131 presenze con la Svezia, con Zlatan Ibrahimović e Henrik Larsson che ne contano rispettivamente “solo” 116 et 106. Per farvi capire che tipo sia. Astro nascente del suo paese, Källström si fa notare al Rennes prima di spaccare tutto all’Olympique Lyonnais. Lontano dallo star-system, il centrocampista svedese dal piede sinistro sopraffino si fa conoscere in Bretagna e in riva al Rodano come giocatore eccellente che non crea mai problemi. Al contrario degli altri Kim (Kardashian, Jong-il e Jong-un) che popolano il pianeta.

Esteban Cambiasso (Olympiakos, 37 anni) : Reso celebre dalla testa rasata e dal piede sinistro utilizzato spesso per puntare i tacchetti e recuperare il pallone scippandolo dalla disponibilità dell’avversario, ma anche per distribuire giocate o semplicemente far circolare palla in modo intelligente. Pilastro di José Mourinho all’Inter, con il quale vince la Champions League nel 2010, l’argentino a tutto campo controlla il gioco dei nerazzurri e mette a referto 41 bei gol in dieci stagioni a Milano.

Tomáš Rosický (Sparta Praga, 37 anni) : Non è un caso che dopo una carriera passata più fermo ai box che in campo, in seguito all’ennesimo infortunio Tomáš Rosický abbia detto basta. Ma prima di competere tristemente con gli altrettanto sfortunati Abou Diaby e Yoann Gourcuff, l’internazionale ceco era una delle più grandi speranze del calcio mondiale. Ecco il perché del soprannome “Piccolo Mozart”, che risale a quando dirigeva con classe l’orchestra del Borussia Dortmund. Gli amanti di “The Cage” (celebre spot della Nike risalente al 2002, ndt) piangono il suo ultimo superstite.

Fonti

Traduzione: Alice Bortolosso

Articolo: “L’équipe type des retraités 2017”

Autori: Steven Oliveira e Florian Cadu

Giornale (online): SoFoot.com

Data di pubblicazione (ultimo aggiornamento): domenica 24 dicembre 2017

Link all’originale: http://www.sofoot.com/l-equipe-type-des-retraites-2017-451189.html

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