È vero che il tasso di suicidi aumenta durante le grandi manifestazioni sportive?

Se pensavate che in un paese appena eliminato dal mondiale ci fosse un boom di suicidi, allora questo articolo fa per voi.

“Mi ucciderei se l’Argentina vincesse la Coppa del Mondo battendo il Brasile in finale,” ha

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dichiarato Eduardo Paes, sindaco di Rio. Fortunatamente per lui, nell’ultima edizione della rassegna iridata gli Argentini sono stati battuti in finale dalla Germania per 1 a 0. Comunque, tra suicidi e attacchi cardiaci, alcuni sostengono che il Mondiale di calcio produca più morti che reti segnate. Verità o falso mito? A ogni modo tentiamo di abbattere qualche stereotipo sulla relazione tra Mondiale e tasso di suicidi…

No, oggi i suicidi non aumentano dopo una delusione sportiva

Dopo la lezione impartita dalla Germania al Brasile (7-1), si sono contati svariati casi di suicidio in tutto il mondo. Non tanto nel paese sudamericano ospitante il Mondiale, quanto soprattutto in Asia. Caso emblematico: un’adolescente nepalese di 15 anni si è impiccata in camera sua. “Molti suoi amici l’avevano presa in giro perché tifava Brasile,” ha dichiarato un agente di polizia ai microfoni di India Today.

Niente di nuovo rispetto alla tragedia del “Maracanazo”, ovvero la sconfitta per 2 a 1 patita dal Brasile contro l’Uruguay nella finale del Mondiale del 1950. In quell’occasione due persone in un gesto disperato si erano lanciate dalle tribune, racconta la BBC. Sempre sugli spalti, altri tre spettatori erano deceduti in seguito a una crisi cardiaca.

Un fenomeno isolato? L’accademico Franck Trovato si è interessato al tasso di suicidi nella regione di Montréal, Canada, nelle stagioni 1951 e 1952 di hockey giungendo a una conclusione senza appello: il percorso dei Canadesi del Montréal nei playoff della Stanley Cup presentava conseguenze dirette sul tasso dei suicidi tra i ragazzi.

Al contrario, i tifosi delle squadre “materasso” non riportano dati più elevati rispetto a quelli delle squadre abituate a vincere. Lo studioso americano Thomas Joiner l’ha dimostrato nel suo libro Why People Die by Suicide (Perché le persone si suicidano, n.d.t.), mostrando che il tasso di suicidio dei tifosi delle squadre di baseball dei Boston Red Sox e dei Chicago Cubs, che hanno vissuto decenni di vacche magre, rientrava nella media nazionale.

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Incredibile ma vero, la Coppa del Mondo salva delle vite

Un gruppo di ricercatori francesi ha concentrato i propri studi sui suicidi avvenuti in Francia durante il Mondiale ospitato dal paese transalpino nel 1998. Conclusioni: il tasso di suicidi durante la manifestazione è sceso del 10%, in particolar modo tra gli uomini dai 30 ai 44 anni. All’indomani degli incontri della nazionale francese questo dato è ancora più evidente, con una diminuzione del 20%. Stessi dati, ma ancora più marcati in Nuova Zelanda, dove in occasione del Mondiale di rugby del 2011 non si è verificato neppure un suicidio (competizione poi vinta dagli All Blacks), rileva Stuff.co.nz.

Come spiegare questo fenomeno che i ricercatori rilevano anche a seguito di eventi di portata storica come l’11 settembre o l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy nel 1963? “Il suicidio avviene quando l’individuo sente di non appartenere più a nulla,” spiega a Stuff.co.nz Maria Bradshaw, responsabile della prevenzione suicidi in un ente pubblico neozelandese. “Quando si svolge la Coppa del mondo, le persone sentono di avere un qualcosa in comune con gli altri. Anche chi si sente emarginato, si ritrova a tifare la stessa squadra e a condividere le stesse speranze e auspici degli altri.” Aggiungono i ricercatori francesi: “La miglior prevenzione contro i suicidi resta il vincolo sociale.”

Questo non interessa unicamente le squadre che vincono giocando in casa. Nel loro libro Soccernomics, Stefan Szymanski et Simon Kuper affermano che il tasso di suicidi crolla generalmente in Europa durante il Mondiale o l’Europeo, secondo i dati raccolti dagli epidemiologisti Patridou et Papadopoulos. Da ciò emerge che in Germania ad esempio si tenta di farla finita principalmente tra marzo e giugno. Piccola curiosità: il tasso di suicidi del mese di giugno è elevato soltanto negli anni dispari, ovvero quelli in cui non vi sono le principali competizioni calcistiche internazionali. Tra il 1991 e il 1997, è nel giugno 1996 che si è assistito al minor numero di suicidi, guarda caso proprio nel mese in cui la Germania ha vinto l’Europeo.

Rimangono tuttavia alcuni casi inspiegabili come il suicidio di un centinaio di Bengalesi dopo il controllo antidoping a cui risultò positivo Diego Maradona alla Coppa del mondo 1994, come riporta il The Hindu nel 2006.

Sempre in Bangladesh, dopo l’eliminazione del Camerun ai quarti di finale del Mondiale del 1990, il Guardian riporta anche il caso di una donna che si è impiccata lasciando un bigliettino con la scritta: “L’eliminazione del Camerun segna la fine della mia vita”…

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Fonti

Traduzione di Andrea Palazzeschi dell’articolo di Pierre Godon “Coupe du monde : se suicide-t-on plus pendant une grande compétition sportive ?” pubblicato su France Info. Ultimo aggiornamento 03/01/2018.

Link all’originale: https://www.francetvinfo.fr/sports/foot/coupe-du-monde/coupe-du-monde-se-suicide-t-on-plus-pendant-une-grande-competition-sportive_645343.html

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