Il grande salto di Giannis Antetokounmpo

MILWAUKEE – Charles Antetokounmpo era un calciatore e, come suo padre, finì per insegnare qualche agile trucchetto di piedi ai suoi figli. Cresciuto in Lagos, Nigeria, Charles insieme a sua moglie lasciò il paese nel 1991 per trasferirsi in Grecia, ad Atene, parte di una grande ondata di migranti che erano alla ricerca di una vita migliore. Lasciarono il figlio Francis con i nonni e poi diedero vita e crebbero altri quattro ragazzi: Thanasis, Giannis, Kostas e Alexandros.

     I tempi erano duri in Sepholia, il quartiere dove viveva la famiglia, e con l’incalzare della crisi i greci cercavano qualcuno a cui dare la colpa. Prima di tutti, gli immigrati. Charles e Veronica si facevano in quattro per trovare un lavoro e riuscire a portare il piatto a tavola diventava sempre più difficile, ancor di più poter permettersi un tetto sotto il quale dormire.

     La coppia si arrangiava con quel che poteva, raccogliendo arance, vendendo perle e borsette agli angoli delle strade, a volte lei faceva la babysitter, mentre lui improvvisava saltuari lavoretti manuali.

  “Lui voleva solamente che noi fossimo felici. Solo questo”, afferma Giannis Antetokumpo, la star più giovane dei Milwaukee Bucks. “Non si è mai preoccupato di nient’altro. Nessuna cosa materiale. L’anno scorso ho provato a compare ai miei genitori una macchina e lui mi ha detto: “No, non la voglio”. Non mi ha mai chiesto nulla. Era solo contento di vedere me agli All Star Game, mio fratello maggiore Thanasis giocare gli europei e i miei fratelli minori crescere. Era semplicemente al settimo cielo.

    Mentre i tifosi vogliono sapere ogni giorno di piú sulla vita di Giannis, lui, invece, vuole che loro conoscano il padre, Charles, morto improvvisamente d’infarto lo scorso 29 settembre all’età di 54 anni.

    “Non c’è stato un giorno della mia vita in cui io l’abbia chiamato e lui non c’era per me”, dice Giannis. “Potevo rimanere pigramente sul divano per ore, chiedergli di portarmi da mangiare e lui diceva sempre di sì. Veniva sempre alle partite, non ne ha mai saltata una dal giorno in cui ci siamo trasferiti qui. Ed era felice, molto felice, per tutti i ragazzi”.

Il dolore per la perdita del padre

Otto mesi dopo che il general manager dei Bucks selezionò Antetokounmpo come 15° scelta al draft del 2013, Charles e Veronica si trasferirono con i loro due figli piccoli a Milwaukee per raggiungere Giannis.

    Nemmeno due anni dopo, quando a settembre del 2016 firmò un contratto di 4 anni per 100 milioni di dollari, la giovane promessa parlava della sicurezza economica che era riuscito a garantire alla sua famiglia, di come fossero finalmente liberi da ogni preoccupazione. “A pensare da dove siamo partiti… e dove siamo arrivati oggi, è incredibile”, afferma.

    Un anno dopo, la triste notizia della scomparsa del padre.

    “È stata dura. Perdere qualcuno che ami è dura”, dice Giannis. “Perdere qualcuno che c’è sempre stato sin dal primo giorno, soprattutto per una famiglia molto unita come la nostra”.

     I Bucks sono stati sin da subito molto comprensivi, dando a Giannis tutto il tempo di cui aveva bisogno per metabolizzare il dolore. Saltò la prima gara di precampionato, ma all’insaputa del pubblico, si presentò agli allenamenti successivi, lavorando sodo, stando vicino alla squadra.

     “Miglioriamo giorno dopo giorno. Va bene essere tristi. Amavamo nostro padre. Mia madre amava suo marito. Ma alla fine credo che lui abbia fatto quello si è destinati a fare in questo mondo. Ha avuto 5 figli e li ha cresciuti nel miglior modo possibile. Questa è la cosa più importante”. Poi aggiunge: “ Spero un giorno, quando anche io non ci sarò più, di aver lasciato ai miei figli quello che mio padre ha lasciato a noi”.

Da giocatore discreto a superstar dell’NBA

 Il suo rapido miglioramento da esordiente di 18 anni che segnava una media 6,8 punti a partita con una percentuale del 41,4 % nel 2013/2014 lo ha portato la scorsa stagione a diventare il primo giocatore nella storia NBA a entrare nella top 20 di ben 5 categorie: punti segnati, rimbalzi, assist, palle recuperate e stoppate. Antetokounmpo è stato nominato titolare della Eastern Conference agli scorsi All-Star Games, il più giovane nella storia della lega, e ha ricevuto il premio per essere il giocatore più migliorato nella stagione 2017/2018.

    La sua altezza, ampiezza alare e agilità mettono in scena giocate che sfidano la psiche umana. Può levarsi in volo come Julius Erving, tiene in mano la palla di basket come un adulto terrebbe un pompelmo regalandoci schiacciate che ricordano quelle della Hall of Famer Connie Hawkins.

    “Non c’è stata una cosa in particolare su cui ho lavorato”, afferma Giannis. “ Sono diventato sempre un po’ più forte. Ho cambiato la mia dieta. Niente zuccheri. Niente fast food. 5 pasti al giorno, ogni 2-3 ore. Tante proteine. Tanto cibo non molto saporito, ma che dovevo mangiare perché mi faceva bene. Poi yogurt, latte di cocco…

Il titolo MVP verrà da sé

Lo chiamano “The Greek freak”, lo scherzo della natura greco. Non tanto per la sua statura o per il nome impronunciabile, quanto per il suo rivoluzionario modo di giocare. “Penso che The Greek freak sia una forza della natura. Non ho mai visto nessuno come lui”, ha dichiarato Durant sul suo canale YouTube. “Potrebbe diventare il miglior giocatore del mondo se lo volesse davvero e, onestamente, fa anche un po’ paura pensarlo. È senza dubbio il mio giocatore preferito.”

    Diciamo che Giannis ha tutte le carte in regola per acquisire lo status del “più grande di tutti i tempi”, dalle selezioni all’All-Star Game ai premi ricevuti per le sue statistiche impeccabili.

    Lui, però, ha messo in discussione la sua possibile candidatura a diventare l’ MVP di questa stagione. “Sicuramente è una cosa che potrebbe succedere” commenta Antetokounmpo. “Ma la cosa più importante è aiutare la mia squadra a vincere. Penso che il titolo MVP verrà da sé. Magari non quest’anno, forse nemmeno l’anno prossimo, ma so che alla fine siamo destinati a essere una squadra vincente, stiamo crescendo e migliorando sempre più. Arriverà”.

Tutto per rendere orgogliosa la sua famiglia

È un leader sia sul parquet che nella vita. Oltre a essere l’ago della bilancia della sua squadra è anche il punto di riferimento della sua famiglia, un onere che è aumentato dopo la morte del padre, ma che Giannis ha abbracciato sin dalla sua tenera età.

     Da ragazzi, lui e Thanasis vendevano occhiali da sole e borse per le strade di Atene. Si sbattevano da una parte all’altra della città pur di portare a casa qualche spicciolo in più per arrotondare lo stipendio dei genitori.

    “Per mia famiglia sono stato un leader da quando avevo 12 anni”, dice Giannis. “Quindi niente di nuovo. Non è difficile se davvero lo vuoi fare. Ho dovuto prendermi cura di mia madre e dei fratelli da sempre. È facile per me. Lo sanno che mi piace esserci sempre per loro. Per qualsiasi cosa, sono lì, lo sanno”.

    “Il giorno in cui mio padre ci ha lasciato, sono andato… al campo. Io e tutta la mia famiglia. Abbiamo fatto qualche tiro. Persino mia madre. Lei è grande. Immensa.”

     Poi conclude dicendo: “Il basket è sempre stato questo da quando sono piccolo. Qualcosa che mi rende felice. Che rende mio padre fiero di me”.

 

 

 

Traduzione a cura di Donatella Del Gaudio

Articolo di Steve Aschburner

Link all’articolo: http://www.nba.com/article/2017/10/20/giannis-antetokounmpo-rising-kia-mvp-candidate-milwaukee-bucks#/

 

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