Oltre il gioco: quello che la pallavolo mi ha insegnato sulla vita

Scoprii il mio amore e la mia passione per la pallavolo quando avevo 11 anni. Imparammo le basi e i primi fondamentali durante una lezione di ginnastica. E senza ombra di dubbio, io ero terribile. Mancavo la palla la metà delle volte e arrivavo a malapena al nastro inferiore della rete. Ma ricordo di essere tornata a casa euforica e di aver raccontato ai miei genitori come si batteva, come si faceva il bagher e poi di quanto fosse difficile schiacciare quando saltando si arrivava a malapena alla metà della rete. Mi trovarono una squadra in cui giocare, su consiglio di una delle altre mamme a scuola, la quale mi aiutò a provare a giocare e mi presentò all’allenatrice.

Io ero una piccola undicenne che non aveva mai giocato a pallavolo, e per me non fu per niente facile inserirmi in una squadra seria. In poche parole, facevo proprio schifo. Nonostante ciò davo tutta me stessa agli allenamenti. Alcune volte arrivavo prima e andavo via dopo perché morivo dalla voglia di migliorare. Durante le partite e i tornei però non sfioravo quasi mai il campo. Be’, era giusto così considerato quanto fossi scarsa.

Ma quell’allenatrice, l’allenatrice della mia nuova squadra, era davvero terribile. Non perdeva occasione per punirci, ci urlava contro e ci trattava fin troppo male se qualcosa andava leggermente storto. A 11-12 anni facevamo più scatti e addominali delle diciottenni.

Chi conosce lei e i suoi metodi poco ortodossi mi definisce “una sopravvissuta”.

Però mi ha anche insegnato tanto. Mi ha allenato bene e con lei ho imparato le competenze e la tecnica che mi servivano per diventare una buona giocatrice di pallavolo. Mi ha trasmesso il valore della sportività e mi ha insegnato a rimanere lucida sotto pressione. Mi ha insegnato che essere alta e magra non era fondamentale per amare la pallavolo con tutto il cuore ed eccellere. Mi ha insegnato cosa significhi impegnarsi duramente in qualcosa e che non è necessario essere bravissimi per amare uno sport. Sono felice di averla incontrata. Penso che senza di lei non sarei mai migliorata così tanto e che non sarei mai stata abbastanza brava da giocare nella squadra dell’università. Credo che non avrei proprio continuato a giocare a pallavolo se lei non mi avesse insegnato a rimanere attaccata alla mia passione. Non importa quanto il suo metodo mi abbia fatto soffrire, penso sinceramente di essere stata fortunata ad avere lei come allenatrice.

Dopo 8 anni, 3 operazioni alla spalla, infinite ore di allenamento e partite, e tante ore extra in palestra, ho giocato la mia ultima gara. Il mio corpo, geneticamente, fisicamente e mentalmente, non riusciva più a stare al passo con ciò che viene richiesto a un giocatore professionista di pallavolo. Mi facevano sempre male le ginocchia, la schiena, ero sempre disidratata, avevo le spalle sempre irrigidite, e alcune volte ero così stanca da avere difficoltà anche a scuola. Essere un atleta professionista può rovinarti. Ti alleni, giochi e dedichi tempo al tuo sport più che ad ogni altra cosa. Ma ti insegna come amare davvero qualcosa. Ti insegna ad impegnarti con passione. Io amavo la pallavolo con tutto il mio cuore, nonostante mi stesse distruggendo.

Mi manca. Mi manca la sensazione di chiudere una partita con una battuta micidiale e portare a casa la vittoria. Mi mancano gli allenamenti con le mie compagne – la mia seconda famiglia. Mi manca il suono dei tornei: decine di partite e i fischi degli arbitri in contemporanea. Mi manca il suono di una bellissima schiacciata sopra la rete. Mi mancano le nostre urla da deficienti quando facevamo punto. Mi manca la sensazione delle mie scarpe su quel campo, la palla tra le mani, e il respiro che si prende giusto prima di saltare. Mi manca tutto.

Non cambierei nulla della mia carriera da pallavolista. Mi ha salvata in quelle giornate in cui non riuscivo proprio a stare seduta e ferma. Mi ha dato una passione quando cercavo disperatamente di trovare me stessa fuori dal campo. Mi ha dato l’opportunità di crescere rimanendo me stessa. Ho scoperto quanto fossi capace di amare qualcosa e allo stesso tempo di lasciarlo andare quando si è arrivati alla fine. La pallavolo mi ha insegnato a sorridere di fronte alle avversità.

Può sembrare sciocco parlare di uno sport come se fosse una lezione di vita da imparare, ma è così. Per 8 anni e mezzo ho partecipato a tornei, incontrato persone meravigliose, e ho imparato tanto su me stessa, più di quanto imparerò nel resto della mia vita. E anche se ho appeso le ginocchiere al chiodo, la pallavolo rimane parte di me. Mi porto dietro quelle lezioni di vita ovunque. Tratto le persone in modo diverso. La mia identità è molto più integra di prima. Amo le cose, le persone, le idee e le passioni incondizionatamente, non importa quanto io sia incapace all’inizio.

E sarò per sempre grata a quell’allenatrice così meravigliosamente terribile che mi ha insegnato cosa significa amare.

 

Fonti

Traduttrice: Isabella Lega

Articolo originale Beyond The Game: What Competitive Volleyball Taught Me About Life, di  Emily Bernstein, pubblicato su Unwritten, disponibile al link:

http://www.readunwritten.com/2016/08/09/beyond-game-competitive-volleyball-taught-life/

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