I 10 gesti per farsi capire in campo senza dire una parola

Alzare le mani per professare la propria innocenza dopo un fallo, incoraggiare un compagno che ha sbagliato un passaggio… alcune situazioni di gioco portano a reazioni pressoché automatiche nei calciatori. Panoramica su questi gesti pronti per l’uso a cui assistiamo quotidianamente sui terreni di gioco.

“Non l’ho toccato”

Ecco quello che sembra dire Marco Verratti, con le mani aperte davanti al volto, all’indirizzo dell’arbitro di PSG-Real. Il centrocampista italiano non è nuovo a simili esternazioni, mentre l’avversario ancora a terra dolorante non sembra essere dello stesso avviso. Le proteste del “parigino” non impediranno comunque al’arbitro Felix Brych (immagine sotto) di punirlo con un giallo. Nella variante di tale gesto: “Ho preso la palla”, il giocatore con le mani mima la forma della sfera di gioco.

1

“Dicevate? Non vi sento”

Dito sulle labbra accompagnato da uno sguardo di sfida, a seguito di una marcatura. Si tratta del classico “Ora chiudete la bocca”. Vendicativo, il giocatore che si lancia in una simile esultanza, non ha particolarmente apprezzato le critiche mosse nei suoi confronti. Samir Nasri l’aveva  magistralmente eseguita (accompagnando i gesti con le parole) alla volta dei giornalisti dopo aver segnato una rete a Euro 2012. Layvin Kurzawa, suo lontano successore, ha ripetuto il gesto in questa stagione contro l’Anderlecht. La variante del gesto consiste nel tendere vistosamente l’orecchio verso le tribune come per dire: “Cos’è che mi stavate dicendo?”

2

“Va bene lo stesso”

Il cambio gioco è finito direttamente in fallo laterale o il pallone ha terminato la sua corsa tra le braccia del portiere avversario, ma anziché mostrarsi deluso, il destinatario del passaggio, gran signore come potrebbe esserlo Bertrand Traoré ritratto nella foto sotto, preferisce alzare il pollice come segno di incoraggiamento nei confronti del compagno che aveva provato a vestire i panni dell’assistman. Sempre meglio di un rimprovero, se l’attaccante spera di essere nuovamente servito alla prossima occasione utile. La variante in questo caso è l’applauso all’indirizzo dell’impreciso compagno di squadra.

3

“Complimenti signor arbitro!”

Di nuovo applausi, ma in un contesto completamente diverso. Rivolto all’indirizzo del direttore di gara, questo gesto non ha infatti la funzione pacificatrice del precedente, ma al contrario rivela una malcelata ironia. Maniera sarcastica per rivolgersi all’arbitro (senza proferire parola) e fargli capire che non si è troppo apprezzato la sua decisione. Attenzione: si consiglia di tenere a bada i propri ardori poiché questa reazione di solito non piace affatto agli arbitri, che tendono sempre più a sanzionarla con un cartellino. Posizionandosi alle spalle al direttore di gara, Marquinhos in questo caso non si prende rischi eccessivi.

4

“Attenzione, pericolo”

Un classico che si ripete pressoché in occasione di ogni punizione. Immortalati nello stesso gesto, Neymar e Mbappé si sacrificano schierandosi in barriera, pronti a ribattere la conclusione avversaria, ma proteggendo tuttavia gli attributi e il loro bel visetto. Infatti il pugno stretto sul petto si prepara a ergersi come uno scudo davanti al volto.

5

«La barriera avanza signor arbitro»

Su punizione, davanti ai giocatori schierati in barriera, c’è il tiratore designato che da regolamento dovrebbe trovarsi con il pallone a 9,15 metri dal muro avversario. Il rispetto di questa distanza regolamentare dà spesso adito a proteste, visibilmente ridotte dall’introduzione dello spray per l’arbitro. Tuttavia il tiratore resta spesso convinto che gli avversari non si trovino alla giusta distanza o che si staccheranno dalla barriera prima del fischio, proprio come Neymar che nell’immagine sotto chiede al direttore di gara di fare attenzione ai movimenti della barriera.

6

«Ma sei cieco? Perché non me l’hai data?»

Qui, al contrario, nessun complimento, pollice levato, applauso o parola di incoraggiamento, ma un rimprovero espresso a pieni polmoni. Ignorato quando la rete era già fatta (almeno secondo lui) l’attaccante mostra tutto il suo scontento e supplica il compagno di stare più attento. Le mani aperte in questo gesto mostrano l’ampio spazio aperto che c’era tra lui e la porta.

7

“Fuorigioco!”

Quando tutta la difesa alza contemporaneamente uno o entrambe le braccia, il segnale è chiaro: è fuorigioco. Lo sguardo che ostenta stupore viene rivolto poi verso il guardalinee per verificare se si aveva ragione… o no.

8

“Salire!”

Ci troviamo al cospetto di un chiaro comando. Quando è questione di rimettere un po’di ordine in difesa o ricordare una consegna, il capo della retroguardia comanda col braccio alzato ai compagni di tenere la linea, salire in blocco o scivolare indietro all’unisono. Sulla foto sotto si può vedere come Thiago Silva unisca le parole al gesto eloquente per risvegliare forse dal torpore una difesa troppo apatica.

9

“Primo palo!”

Un semplice segnale per indicare che ci si accinge a battere o un messaggio più complesso? Come un semaforo, il tiratore del corner che alza un braccio comunica che vuole metterla sul primo palo, mentre le due braccia alzate indicano il secondo palo. Trattandosi tuttavia di un codice universalmente conosciuto, spetta alla singola squadra di creare astute varianti sul tema per beffare gli avversari, oppure optare per una battuta corta a due.

10

Fonti

Traduzione di Andrea Palazzeschi dell’articolo di Lucile Alard e F.W intitolato “Les dix gestes indispensables aux footballeurs ou comment se faire comprendre sur le terrain sans dire un mot”, pubblicato lunedì 9 aprile 2018 su L’Équipe.

Link all’originale: https://www.lequipe.fr/Football/Actualites/Les-dix-gestes-indispensables-aux-footballeurs-ou-comment-se-faire-comprendre-sur-le-terrain-sans-dire-un-mot/890385

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