Il debutto dell’ATP Cup è stato un successo – ma non tutti sono felici del nuovo evento di inizio stagione

La prima ATP Cup è stata un grande successo per la Serbia, in particolare per il sesto giocatore del paese Nikola Milojevic, che si è portato a casa 137mila dollari di premio (più del doppio di quanto ha guadagnato nella sua carriera) senza aver dovuto disputare nemmeno un match.

È stato un gran successo anche per il georgiano Aleksandre Metreveli, numero 678 del mondo, che ha guadagnato più di 50mila dollari e 15 preziosi punti ATP per aver vinto un match contro un teenager uruguaiano senza classifica e con un prize money in carriera di 1802 dollari.

È abbastanza evidente che l’evento abbia bisogno di qualche modifica.

Ci sono state molte cose positive nei 10 giorni di questo evento: la finale ha regalato uno scontro fra il numero 1 e il numero 2 del mondo, Rafael Nadal e Novak Djokovic, di fronte ad un pubblico entusiasta e piuttosto rumoroso.

Ammirevoli anche le prestazioni del team australiano durante il torneo e, in generale, il livello di impegno e intensità da parte dei giocatori sono sembrati molto superiori rispetto a quelli visti in eventi passati quali la Hopman Cup, che non assegnava punti e prize money come l’ATP Cup.

Ma ci sono state anche diverse lamentele che hanno fatto sorgere domande riguardo al futuro di questa competizione, almeno nel formato attuale.

A parte Roger Federer, l’evento ha attirato i migliori giocatori del mondo, 8 dei primi 10 infatti, ma come sostituto di una competizione fra nazioni, ha dato l’opportunità di giocare e guadagnare a dei giocatori il cui livello non è decisamente all’altezza.

Per riuscire ad accalappiare un pesce grosso come il numero 6 del mondo Stefanos Tsitsipas, si deve anche mettere in conto la presenza del secondo giocatore greco in classifica, il numero 486 Michail Pervolarakis.

Non sarebbe poi un gran problema, tranne per il fatto che con l’eliminazione di eventi quali il Brisbane International e altri tornei simili giocati solitamente in India nella stessa settimana, l’ATP ha ristretto le possibilità di gioco a molti tennisti che non sono abbastanza forti da poter giocare nell’ATP Cup.

L’ex numero 20 del mondo Philipp Kohlschreier ha dovuto cercare un po’ di azione nel Challenger di secondo livello a Bendigo, nel quale il prize money totale per tutti i 48 giocatori ammontava a 162mila dollari. Oppure il numero tre russo Andrey Rublev: da 23 del mondo, non è abbastanza in alto per rientrare nel team dell’ATP Cup e ha definito l’evento “ingiusto”. E potrebbe aver ragione.

L’evento assegna un significativo numero di punti, calcolati come extra nel conteggio delle classifiche. Quindi, quelli che partecipano all’ATP Cup hanno una classifica basata su 19 tornei mentre tutti gli altri ne hanno 18.

Anche il denaro in premio è causa di qualche turbamento. Novak Djokovic ha portato a casa più di 1 milione di dollari dall’ATP Cup, mentre l’assegno più basso pagato ammonta a 7500 dollari.

[…]

La preoccupazione maggiore per gli organizzatori viene dalle costanti domande di Rafael Nadal sulla fattibilità di due eventi a squadre, la Coppa Davis e l’ATP Cup, a distanza di solo un mese l’uno dall’altro.

“È una competizione lunga. È un modo difficile di iniziare la stagione. Non lo so”, ha risposto quando gli è stato chiesto di giudicare l’ATP Cup. “Credo che sia un’ottima competizione, ma allo stesso tempo non posso cambiare idea sul fatto che due coppe del mondo in un mese non siano fattibili. Quindi non è possibile. Dobbiamo trovare un modo per risolvere la cosa e per far accordare l’ITF e l’ATP in modo da creare un’unica, grande competizione mondiale a squadre e non due competizioni mondiali in un mese. Credo crei anche confusione negli spettatori e dobbiamo essere chiari nel nostro sport.”

Ci sono quindi molti spunti di riflessione per l’ATP, che deve considerare un cambio di formato se l’evento vuole sopravvivere e prosperare piuttosto che essere causa di gelosie e costernazione per i giocatori che non hanno avuto la possibilità di condividerne i fasti. Se ciò significa ridurre il numero di nazioni partecipanti come misura di controllo di qualità, allora è una cosa che l’ATP deve considerare seriamente in futuro, specie se vuole evitare altre grandi insoddisfazioni e un altro grande cambiamento nell’estate australiana.

Fonti:

Articolo originale: The ATP Cup is a big success on debut — but not everyone is happy with the new tennis season opener di Tim Callanan del 14.01.2020, tradotto da Daniela Terzo

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