In Niger, una maratona per «resistere ai jihadisti»

L’evento, che contava anche una mezza maratona, una dieci chilometri e alcune corse junior e per diversamente abili, ha visto la partecipazione di circa 800 partecipanti.

In uno scenario di acacie e dromedari, numerosi corridori hanno preso parte, domenica 29 dicembre, alla prima maratona della storia del Niger, sotto la stretta vigilanza di decine di militari inviati sul posto per sventare possibili attacchi jihadisti.

Dopo le edizioni del 2014 e del 2016 (due mezze maratone), la Grand Marathon du Ténéré (GMT) quest’anno ha proposto la distanza dei 42 chilometri. Una prima volta storica per un paese che non aveva mai ospitato una maratona. Ai nastri di partenza si è presentato anche un nome d’eccezione: il marocchino Lahcen Ahansal, due volte vincitore della Maratona delle sabbie, una delle corse più impegnative al mondo. L’evento, che comprendeva anche una mezza maratona, una dieci chilometri e alcuni corse junior e per diversamente abili, ha visto la partecipazione di circa 800 corridori arrivati da Agadez e da tutto il Niger, ma anche da Togo, Benin, Costa d’Avorio, Marocco e Francia.

“Ho scelto il Niger per correre la mia prima maratona perché amo l’Africa, il deserto e la sua magnifica immensità”, rivela Nadia Msallam, 41 anni, francese di Avignone, con lo sguardo rivolto ai primi bagliori del sole all’alba. “Per noi occidentali è importante non dimenticare i paesi del Sahel colpiti dal terrorismo ed essere presenti nella solidarietà e nello sport.” Con il suo slogan “Correre per la pace nel Sahel“, la GMT ha come obiettivo quello di interrompere l’isolamento della regione, che ospita anche numerosi rifugiati che tentano o hanno tentato di emigrare verso l’Europa.

Zona rossa

“Ho avuto l’idea di creare la GMT dopo essere stati inseriti nella zona rossa e il conseguente blocco del turismo”, spiega Agdal Waissan, tuareg locale e direttore della corsa. Dal 2010 il nord del Niger è formalmente sconsigliato dal ministero degli esteri francese. Negli anni 2000, il turismo nella zona sahariana era rigoglioso. Voli diretti collegavano Parigi ad Agadez, capitale storica della regione dell’Aïr, inserita dal 2013 tra i siti dell’Unesco per il suo centro storico e la splendida moschea “del fango” risalente al XVI secolo. Oggi sono rimasti solo pochi turisti che si avventurano ancora nel regione sahariana del Niger.

“I terroristi vogliono creare un clima di paura. Attraverso questa maratona voglio comunicare un’immagine diversa di Agadez e mostare al mondo che è ancora una città accogliente” prosegue Agdal Waissan. “Questa maratona è la mia forma di resistenza ai jihadisti”. Il Niger è preda di attacchi terroristici dal 2015 come i vicini Burkina Faso e Mali dal 2012. Il 10 dicembre scorso, 71 militari del Niger sono rimasti uccisi nell’attacco di Inates, ad ovest della nazione, rivendicato dal gruppo dello Stato Islamico. Si è trattato del più grande attentato avvenuto nel paese.

In questo contesto di tensione “un centinaio di militari e altrettanti poliziotti sono stati mobilitati” per garantire la sicurezza, ha spiegato all’Agence France Presse, il luogotenente colonnello Mahamadou Guedel. I partecipanti hanno corso in mezzo a decine di militari e veicoli posizionati lungo la pista. Altre unità sono state dispiegate più lontano nel deserto, da ogni lato del percorso. Dentro Agadez, alcuni poliziotti in divisa e in borghese hanno seguito il percorso fino allo stadio della città, dove era previsto l’arrivo. “Per motivi di sicurezza, abbiamo scelto un percorso piano e aperto” ha aggiunto lo stesso direttore. L’itinerario è rimasto segreto fino a 24 ore prima della partenza.

Spettatori entusiasti

Questo dispiegamento imponente di forze e uomini non ha compromesso l’atmosfera di festa che ha accompagnato l’intero evento. Nello stadio, decine di spettatori entusiasti sono accorsi per applaudire i corridori che hanno dovuto affrontare caldo e polvere lungo il percorso. Alcuni nomadi con la tradizionale tagelmust hanno sfilato sui loro dromedari, mentre un gruppo di donne intonava canti tradizionali tuareg al suono del tendé, un tamburo ricoperto di pelle di capra.

“È stupendo vedere qui una simile atmosfera” si è rallegrato Harouna Chekaraou, 33 anni, piazzatosi terzo nella maratona. “In quanto originario del Niger – vengo da Niamey – sono fiero di mostrare al mondo che Agadez è una città che vive in pace e dove è possibile venire in tutta sicurezza”. La maratona maschile è stata vinta da Rabé Hassaou (Niger) in 2h 50′ 22″, mentre Djérikou Bentille ha fatto sua la prova femminile in 3h 05′ 28″.

FONTI

Traduzione di Andrea Palazzeschi dell’articolo di Le Monde con AFP “Au Niger, un marathon pour résister aux djihadistes” pubblicato il 6 gennaio 2020 su Le Monde Sport.

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