Secondo Pierre Rolland, “sarebbe straordinario se il Tour fosse il primo evento a segnare il ritorno alla normalità”.

Vincitore di due tappe al Tour de France, Pierre Rolland (team B&B Hotels-Vital Concept) si allena ogni giorno sui rulli, con gli occhi sempre puntati sulla Grande Boucle.

Due volte vincitore di tappa al Tour de France (2011 e 2012), il trentatreenne Pierre Rolland si sta allenando a casa, come tutti i corridori costretti all’isolamento in Francia a causa della pandemia di coronavirus. E se per ora può solo condividere alcune sessioni con i suoi follower sui social, il ciclista della B&B Hotels-Vital Concept spera ancora di potere essere ai nastri di partenza del Tour de France il prossimo 27 giugno.

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La vittoria di Pierre Rolland all’Alpe d’Huez nel 2011. Foto: Sirotti/cyclingfans.com

 

“Dal 17 marzo, la Francia è in quarantena a causa della pandemia di coronavirus. Come vive questa situazione?

Non è facile, siamo abituati a pedalare all’aperto tutto l’anno. È frustrante non poter uscire in bicicletta per una o due ore, soprattutto con il Tour in programma fra tre mesi. Abbiamo bisogno di macinare chilometri in bici; è uno sport di resistenza e non è possibile compensare del tutto facendo un paio d’ore di rulli a casa. Anche stavolta, sono quelli che sapranno accettare la situazione e adattarvisi al meglio che otterranno i migliori risultati fra tre mesi al Tour. Però il fatto che in alcuni paesi i corridori siano ancora autorizzati a pedalare complica le cose. È piuttosto frustrante vedere i belgi o gli olandesi che si allenano. La gara sarà la stessa per tutti e non ci sarà una classifica per chi è stato in quarantena e chi no. Capisco molto bene l’utilità dell’isolamento e sono totalmente d’accordo, ma è un po’ difficile accettare che dall’altro lato del confine si possa pedalare normalmente.

Sta ancora puntando all’obiettivo del Tour de France (27 giugno – 19 luglio), nonostante tutte le incertezze del caso.

Bisogna porsi un obiettivo e crederci, altrimenti tanto vale lasciar perdere e aspettare l’anno prossimo. Sono pienamente d’accordo con la posticipazione dei Giochi Olimpici, ma il Tour è un evento diverso. Certo, è una manifestazione di risonanza mondiale, ma in fin dei conti il gruppo di atleti partecipanti è meno internazionale rispetto alle Olimpiadi. Il Tour può fare a meno di certi paesi e non tutte le nazioni del mondo sono rappresentate, quindi interessa meno atleti e persone. C’è gente a bordo strada, ma non si parla di stadi da 80.000 spettatori o piscine olimpioniche; l’affollamento di persone è più limitato.

È stata ponderata l’ipotesi di un Tour a porte chiuse, la ritiene una soluzione plausibile?

Faccio un po’ fatica a immaginare un Tour a porte chiuse e al momento è solo un’ipotesi. L’Amaury Sport Organisation sta lavorando con il governo affinché il Tour si svolga nelle date previste. Se così fosse, significherebbe che avremmo superato la pandemia. Sarebbe straordinario se il Tour fosse la prima manifestazione a segnare il ritorno alla normalità. Sarebbe una grande festa, che speriamo di poter celebrare col pubblico a bordo strada.

Fonti

Traduzione di Mattia Brizzi dell’articolo “Pierre Rolland : « Ça serait extraordinaire que le Tour soit le premier événement d’un retour à la normale »”, pubblicato il 27/03/2020 su lequipe.fr/. Link all’originale: https://bit.ly/3bRAB54

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