Il Tour partirà, in un modo o nell’altro

  • Il comitato organizzatore del Tour de France conferma di essere al lavoro per trovare una data alternativa per la manifestazione.
  • Nei suoi 117 anni di storia, non è mai accaduto che il Tour, evento sacro per i francesi, non si svolgesse in piena estate.
  • Ralph Denk, team manager della formazione tedesca Bora-hansgrohe, ritiene che le squadre potrebbero sopportare l’impatto di un Tour a porte chiuse, ma non quello di una cancellazione.

Nel suo discorso alla nazione di lunedì sera (13 aprile, N.d.T.), Emmanuel Macron ha smorzato leggermente i toni: a differenza di quanto fatto nelle scorse settimane, il presidente francese non ha dichiarato di nuovo “guerra” al coronavirus. A momenti ha persino chiesto, in modo insolitamente pacato, comprensione di fronte alla decisione di prolungare le misure di isolamento fino all’11 maggio. Macron ha inoltre sottolineato che le grandi manifestazioni aperte al pubblico rimarranno vietate almeno fino a metà luglio, lasciando anche intuire come risulti del tutto impossibile stabilire date precise in tal senso.

Dal suo discorso è stato però possibile trarre una conclusione molto concreta: il Tour de France, evento sacro per i francesi, non potrà svolgersi dal 27 giugno al 19 luglio, diversamente da quanto sperato fino all’ultimo dagli organizzatori. Il giorno successivo, questi ultimi hanno comunicato di essere al lavoro per trovare una data alternativa. Un piccolo spiraglio era rimasto ancora aperto: l’ultimo decreto di Macron permetterebbe infatti lo svolgimento di grandi eventi a porte chiuse. Tuttavia, già due settimane fa il direttore del Tour, Christian Prudhomme, si è opposto all’ipotesi di una corsa senza pubblico: “il Tour de France vive del fervore, dell’entusiasmo e dei volti raggianti dei tifosi”, ha sostenuto Prudhomme.

Per ora, l’unica cosa certa è che, ammesso e non concesso che si svolga, la Grande Boucle di quest’anno non inizierà in piena estate, circostanza inedita nei 117 anni di storia della corsa. Nel suo discorso, Macron ha perlomeno prospettato la ripresa delle attività di un gran numero di aziende a partire dall’11 maggio. Questo potrebbe giovare anche ai corridori professionisti che in Francia, a differenza di quanto accade in Germania, non possono per il momento allenarsi su strada.

Il tour inizierà il 29 agosto?

E poi, cosa succederà? Secondo il giornale sportivo “L’Équipe”, potrebbe volerci almeno un mese, o più probabilmente quasi due, per rimettere in moto la macchina del ciclismo e recuperare le gare preparatorie come il Giro del Delfinato, che è stato a sua volta rinviato. Stando al quotidiano in questione, l’ipotesi di un Tour posticipato sarebbe realistica solo a fine agosto o a inizio settembre. Già martedì sera (14 aprile N.d.T.), il giornale “Le Dauphiné” ha riportato la notizia che il Tour dovrebbe partire da Nizza il 29 agosto, per concludersi il 20 settembre sugli Champs-Élysées a Parigi.

Le dichiarazioni de “L’Équipe” sono molto attendibili, nessun organo di informazione segue il Tour così da vicino e con altrettanta passione. Il giornale, inoltre, appartiene al gruppo industriale Amaury, cui fanno capo anche gli organizzatori del Tour. Secondo gli insider, la corsa costituirebbe una “miniera d’oro” per il gruppo; ciò significa che una cancellazione del Tour avrebbe ripercussioni finanziarie notevoli. Ciononostante, queste non sarebbero probabilmente tanto gravi quanto per i colleghi italiani nel caso di un annullamento del Giro d’Italia. Secondo gli addetti ai lavori, la Gazzetta dello Sport, la cui carta è dello stesso colore della maglia del leader del Giro, potrebbe andare incontro a gravi difficoltà se venisse annullata l’edizione di quest’anno. La Gazzetta ha di recente comunicato che, al momento, gli organizzatori sperano che la corsa possa svolgersi a ottobre invece che a maggio.

Dal Tour dipende tra il 60% e l’80% degli introiti pubblicitari annuali, afferma il team manager Denk

Tuttavia, l’evento più importante per l’intero settore rimane il Tour, naturellement. È qui che il ciclismo conferma ogni anno la sua grandezza, cancellare la gara equivarrebbe a togliere l’Oktoberfest a birrai e giostrai. Ralph Denk, team manager della formazione tedesca Bora-hansgrohe, afferma che la sua squadra genera tra il 60 e l’80 per cento dei suoi introiti pubblicitari annuali durante il Tour (circa 300 milioni di euro). Tale somma proviene principalmente dall’importo che lo sponsor deve versare per vedere il proprio logo pubblicizzato, come avviene durante le dirette televisive delle tappe. Secondo Denk, le formazioni potrebbero sopportare l’impatto di un Tour senza spettatori, ma non quello di una cancellazione. “Sono fermamente convinto che il Tour partirà “, afferma con entusiasmo, per poi aggiungere con un tono un po’ meno serio: “anche se dovesse farlo a dicembre”.

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A differenza delle scorse edizioni, quest’anno sarà molto improbabile vedere tifosi che incitano i corridori sulle strade del Tour de France. Foto: Maxppp – Yoan Valat

Tuttavia, Denk osserva anche come un clima di tensione sempre più forte stia aleggiando sul mondo del ciclismo. Lui non è per il momento costretto a tagliare gli stipendi di corridori e collaboratori, come altre squadre fanno da tempo; si ritiene inoltre fortunato che i suoi sponsor siano attivi “nell’ambito dei mobili e degli accessori per la casa”, un settore che, per ora, non è stato così duramente colpito dalla pandemia. Questa situazione potrà però sussistere soltanto fino a metà maggio, “dopo di che saranno necessarie nuove valutazioni”. Già adesso, a causa del mancato svolgimento delle classiche di primavera, il team avrebbe “perso una somma a sei cifre” derivante dai mancati premi di iscrizione, che risultano spesso più cospicui in virtù della presenza in squadra di un campione del mondo come Peter Sagan.

Tali perdite sarebbero però sostenibili, se in qualche modo il Tour riuscisse a partire. La Federazione Mondiale, i rappresentanti dei corridori e gli organizzatori delle gare stanno a quanto pare lavorando per collocare, oltre al Tour De France, gli altri grandi giri e le cinque classiche monumento in una stagione autunnale ricca di appuntamenti.

Nel caso di manifestazioni come il Tour, vi è un ulteriore fattore di difficoltà: comuni e città devono versare somme a cinque cifre agli organizzatori perché la corsa li attraversi. Per ospitare il Grand Départ sono addirittura necessari diversi milioni di euro. Un tale investimento può essere ripagato soltanto dall’arrivo di spettatori e turisti, e l’organizzazione di festeggiamenti collettivi risulta quasi irrinunciabile; vale la pena ricordare che Düsseldorf ha perso quasi otto milioni di euro con la cerimonia in grande stile della partenza del Tour di tre anni fa. Per il momento, l’idea di organizzare festeggiamenti collettivi non suscita particolare entusiasmo nei virologi, che non cambieranno idea finché non verrà trovato un vaccino per il coronavirus. Macron ha inoltre sottolineato come la Francia sia ancora “molto lontana” da un livello di immunizzazione tale da impedire la diffusione del virus tra la popolazione. “La principale soluzione per uscire dall’epidemia è la vaccinazione”, ha sostenuto il presidente. Viene dunque da chiedersi se il prossimo autunno possa effettivamente svolgersi una manifestazione che, normalmente, attira fino a 12 milioni di spettatori.

Persino un Tour senza pubblico costituirebbe probabilmente un grosso rischio. Da una parte, perché un percorso di 3.000 chilometri è molto difficile da mettere in sicurezza; dall’altra perché, per tre settimane, la carovana della corsa si sposterebbe da un luogo all’altro come un circo itinerante: basterebbe che un panettiere che al mattino consegna le baguette alle squadre risulti positivo per mettere in crisi il Tour a porte chiuse e, assieme a questo, l’intero mondo del ciclismo.

Fonti

Traduzione di Mattia Brizzi dell’articolo “Die Tour soll losrollen – irgendwie”, pubblicato il 15/04/2020 su www.sueddeutsche.de. Link al testo originale: https://www.sueddeutsche.de/sport/tour-de-france-radsport-coronavirus-1.4876626

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